Scopello e la riserva naturale dello Zingaro


Scopello, un baglio seicentesco (dall’arabo bahal: cortile), circondato da poche case addossate, una piazzetta lastricata, un abbeveratoio di pietra. Più sù, verso monte Sparagio, il bosco di Scopello, un tempo dimora di cervi, lupi e cinghiali, ricorda le battute di caccia di Ferdinando III di Borbone re delle due Sicilie, che lo elesse al rango di riserva reale. Teatro di vicende storiche, Scopello e il suo territorio sono avvolti da un alone di mistero alimentato dalle leggende e dai racconti dei vecchi del paese.

Secoli di cultura e tradizione marinara sono racchiusi nella tonnara di Scopello. Luogo incantevole, intriso di storia e di leggenda. Secondo fonti autorevoli, la pesca del tonno era praticata ancor prima dell’avvento dei romani e, nei pressi dell’attuale tonnara, si estendeva la mitica città di Cetaria, così chiamata per l’eccezionale abbondanza di pesci

pelagici del suo mare. L’ultima mattanza della tonnara di Scopello é avvenuta negli anni ottanta. La “Cialoma” (canto propiziatore dei tonnaroti per accrescere la loro forza nel tirare su le reti) echeggia ancora tra i magazzini che custodiscono le attrezzature e le barche, ancora in perfetta efficienza.

Fra il territorio di Scopello e quello di S. Vito Lo Capo, si estende la riserva naturale orientata dello Zingaro. Imponenti montagne, profonde rientranze, ed ampie vallate sul mare, costituiscono i 1600 ettari di natura incontaminata della riserva. Pareti a strapiombo, promontori, insenature e spiaggette dai bianchi ciottoli, alternate a caverne, si susseguono per i 7 km di litorale costiero, considerato di grande interesse scientifico e ambientale. La riserva istituita nel 1981 con una legge regionale, ed affidata all’azienda foreste demaniali della Regione Siciliana, è stata la prima area naturale protetta dell’isola; una delle poche oasi ancora integre e tutelata dalla speculazione cementizia.